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SI È CONCLUSA LA PRIMA EDIZIONE DEL RIPA – ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD. IL TEMA È CAMBIAMENTI

100! Questo è il numero magico della prima edizione RIPA – ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD. 100 infatti sono stati i fotografi professionisti e amatori da tutto il mondo che hanno partecipato inviando una singola fotografia o un racconto composto da minino 5 massimo 10 immagini. Tutti i fotografi hanno dato la loro testimonianza su un tema così complesso come quello dei CAMBIAMENTI. La giuria, composta da autorevoli membri della fotografia internazionale e della cultura ecologista, ha scelto tra 576 immagini quelle che più hanno lasciato il segno nel descrivere i cambiamenti climatici e culturali nelle tre categorie TERRA / ITALIA / ROMA.

Ringrazio con tutto il cuore i protagonisti organizzativi di questa bellissima avventura: Camera Service Roma Centro Canon, nelle persone di Marcello Ombres e Stefano Snaidero per la grande disponibilità umana e professionale, e per i premi di alto livello che ha messo a disposizione. I colleghi e amici Marco Salvadori di Tao Photo, Giulia Bucelli e Federico Tatananni per aver curato la stesura del bando di concorso e seguito giorno dopo giorno tutta la parte organizzativa. La giuria presieduta da Fulco Pratesi, Presidente Onorario di WWF ITALIA, composta da Sergio Ramazzotti, fotoreporter e direttore dell’Agenzia Parallelozero, Marco Pinna, photoeditor del National Geographic Italia Emanuele Coppola, tra i primi fotografi naturalisti italiani, fondatore di Panda Photo Valerio Nicolosi, fotoreporter e documentarista indipendente.

A seguire l’elenco dei tre vincitori della categoria TERRA

TERRA 1° CLASSIFICATO Muhammad Amdad Hossain “Fatigue sleep in the dirt Photo”. Vincitore del premio: noleggio gratuito per 1 week end di CANON EOS R + RF 24-105mm f 4 offerto da Camera Service Roma Centro Canon. fatigue sleep in the dirt, many homeless people in the city still sleep in such dirt. the photo taken from dhaka city in bangladesh. La stanchezza, dormire nella sporcizia. Stanchezza è dormire nella sporcizia, molti senzatetto in città dormono ancora in tale sporcizia. La foto è stata scattata nella città di Dacca in Bangladesh.

2° CLASSIFICATO Konstantin Novakovic con “Gadani Ship Breaking Yard” / vincitore di cavalletto BENRO TSL08AN00 offerto da Camera Service Roma. Polluting the Soil and the Ocean Most of large cargo ships from all over the world end up on the shores of the countries of the Indian Subcontinent after becoming no longer seaworthy and too expensive to operate. After being hauled onto the shore, those ships are disassembled into the pieces by manual force. Work in shipbreaking yards is extremely difficult, while workers face risks from the dangerous conditions and exposure to materials such as asbestos and heavy metals. Among the biggest ship breaking yards in the world are those in Chittagong (Bangladesh), Alang (India) and Gadani (Pakistan). Ship breaking is a thriving sector in the countries of Indian Subcontinent where the major facilities involved in disassembly and recycling of disused vessels are located. Despite being the source of income for thousands of families, ship breaking has numerous negative sides reflected in its hazardous environmental impact and as well social due to the fact that it represents a highrisk profession where the child labor is also largely present. The human costs and the environmental impacts of taking toxic ships apart on the South Asian beaches are devastating. Accidents kill or maim numerous workers each year. Many more workers suffer from occupational diseases, including cancer. Toxic spills and pollution cause irreparable damage to coastal ecosystems and the local communities depending on them. In addition to taking a huge toll on the health and lives of workers, shipbreaking is a highly polluting industry. In South Asia, ships are grounded before they are pulled and broken apart on tidal mudflats. On these once pristine beaches, coastal ecosystems and the local communities depending on them are devastated by toxic spills and other types of pollution caused by the breaking operations. As long as shipbreaking is done by way of beaching, the environment will suffer. As a consequence of the pressure against the companies that are involved in this business, access to the ship breaking yards became very difficult in recent years. Scalo di demolizione delle navi Gadani: inquinamento del suolo e dell'oceano. La maggior parte delle grandi navi mercantili di tutto il mondo finiscono sulle coste dei paesi del subcontinente indiano dopo essere diventate non più idonee alla navigazione e troppo costose per operare. Dopo essere state trasportate a riva, quelle navi vengono smontate in pezzi con la forza manuale. Il lavoro nei cantieri navali è estremamente difficile, mentre i lavoratori affrontano i rischi derivanti dalle condizioni pericolose e dall'esposizione a materiali come amianto e metalli pesanti. Tra i più grandi cantieri navali del mondo ci sono quelli di Chittagong (Bangladesh), Alang (India) e Gadani (Pakistan). La demolizione delle navi è un settore fiorente nei paesi del subcontinente indiano, dove si trovano le principali strutture coinvolte nello smontaggio e nel riciclaggio di navi in disuso. Nonostante sia la fonte di reddito per migliaia di famiglie, la demolizione di navi ha numerosi lati negativi che si riflettono nel suo pericoloso impatto ambientale e anche sociale, poiché rappresenta una professione ad alto rischio in cui anche il lavoro minorile è largamente presente. I costi umani e gli impatti ambientali dello smantellamento di navi tossiche sulle spiagge dell'Asia meridionale sono devastanti. Gli incidenti uccidono o mutilano numerosi lavoratori ogni anno. Molti più lavoratori soffrono di malattie professionali, compreso il cancro. Le fuoriuscite tossiche e l'inquinamento causano danni irreparabili agli ecosistemi costieri e alle comunità locali che dipendono da essi. Oltre a incidere pesantemente sulla salute e sulla vita dei lavoratori, la demolizione di navi è un'industria altamente inquinante. In Asia meridionale, le navi vengono messe a terra prima di essere smantellate e frantumate sulle distese fangose di marea. Su queste spiagge un tempo incontaminate, gli ecosistemi costieri e le comunità locali che dipendono da essi sono devastati da sversamenti tossici e altri tipi di inquinamento causati dalle operazioni di rottura. Finché la demolizione delle navi avviene tramite spiaggiamento, l'ambiente ne risentirà. A seguito delle pressioni esercitate sulle società coinvolte in questa attività, negli ultimi anni l'accesso ai cantieri di demolizione delle navi è diventato molto difficile.

3° CLASSIFICATO Muhammad Amdad Hossain, con “A child in the middle of the dirt “/ vincitore di un libro fotografico offerto da Parioli Fotografia di Roma. he works in a bad environment / dirt due to poverty, which puts his health at great risk”.

A seguire l’elenco dei sei vincitori delle 2 categorie ITALIA e ROMA

ITALIA 1° CLASSIFICATO Giorgio Nuzzo con “La prima neve” Vincitore borsa Canon MS10 (Premio Sezione: Storie Italia). Offerto da Camera Service Roma Centro Canon Per la penisola Salentina, un piccolo pezzo di terra collocato fra due mari e costantemente spazzato dal vento, la neve è un evento unico e la felicità nel vedere, per la prima volta, questi luoghi imbiancati è stata grande, ma ben presto questo stupore si è tramutato in tristezza obbligandomi a pormi varie domande: Cosa ci fa la neve in questi luoghi? Cosa ci fanno gli ulivi sotto 50 cm di neve? E’ stato un evento occasionale che ha reso tutti felici? Oppure è solo uno dei tanti tasselli di questo puzzle che ci sta mostrando i repentini cambiamenti climatici? Negli ultimi decenni l’uomo ha trattato la natura come se fosse un enorme bancomat senza fondo dal quale prelevare le sue materie, riversando nel mare qualsiasi tipo di rifiuto, deforestando territori, portando all’estinzione centinaia di specie animali e inquinando l’aria; ora la natura inizia a servirci il conto e i cambiamenti climatici ne sono la prova. Le alluvioni che hanno messo in ginocchio mezza Italia, la neve in Salento, gli uragani sempre più potenti, la prolungata siccità in Sicilia e il restringimento dei ghiacciai alpini, sono solo alcuni esempi di questi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni e probabilmente dovuti allo sfruttamento sconsiderato della natura. “La prima neve” è un progetto che deve farci riflettere e agire al più presto per evitare di oltrepassare il momento in cui dovremmo dire ai nostri nipoti: “Scusami se ti lascio la Terra in questo stato.

2° CLASSIFICATO Luca Zonari Canè con “A pelo d’acqua, il Delta del Po a 0m s.l.m.” / vincitore pulizia sensore (Premio Sezione: Foto Singola Italia). Offerto da Camera Service Roma Centro Canon. Immagini realizzate nel Parco del Delta del Po. Navigando in kayak lungo le vie d’acqua, ho visto tutto il nostro territorio seduto sotto il pelo dell’acqua e questo nell’arco di alcuni decenni. Ho voluto riportare quel punto di vista insolito, dentro la natura che quasi non si accorgeva del mio passaggio silenzioso. La formazione del territorio del delta, è dovuta al progressivo deposito di sedimenti che, in solo poco più di 400 anni, ha determinato l'avanzamento progressivo della linea di costa. Si tratta quindi di terreni geologicamente "nuovi". Fra i vari fiumi che fluiscono nell’area, ha contribuito in maggior parte il fiume Po, facendo sorgere dal mare, scanni, spiagge ed allontanare la linea di costa. Terre giovani, ma che non potevano essere utilizzate perché troppo paludose, con acque salmastre e non delimitate. In alcune immagini di questa raccolta, sono rappresentate le strutture che hanno contribuito alla formazione del Delta, come le idrovore che hanno permesso la bonifica delle nuove terre, portandole ad essere coltivabili, e ne regolano tutt’oggi livello ed irrigazione. Un ulteriore sforzo di bonifica e mantenimento, queste idrovore hanno dovuto farlo negli anni ’60, quando con la non controllata estrazione del metano in questa zona, il territorio ha cominciato ad abbassarsi ed in alcuni tratti estremi, a ritornare invaso dal mare. A testimonianza di questo, si trovano alcune costruzioni come per esempio magazzini del riso, una volta al centro di ampie risaie, ora interamente immersi nella sacca. Poco più in là, i resti degli stessi impianti di estrazione e le case dei lavoratori, visitabili solo in barca. Le stesse idrovore che tolgono l’acqua, ridistribuiscono la stessa, permettendo di irrigare i campi coltivati e la creazione di ampie risaie, oltre che produttrici di cereali, anche veri ambienti che accolgono molte specie viventi. Il fiume Po, con il suo fluire, ha permesso la nascita di queste nuove terre, e anno dopo anno, con le sue piene, torna a modificare, creare o distruggere il territorio che lo accoglie. L’uomo convive con questi atti d’impeto del fiume, cercando di modificare il territorio a favore della propria vita, ma consapevole della forza della natura che non può essere fermata.
3° CLASSIFICATO Thomas Havlik vincitore libro fotografico offerto dalla Casa della Fotografia di Roma ROMA




1° CLASSIFICATO Francesco Toiati / vincitore di una Canon EOS 250D offerta da Camera Service Roma Centro Canon
2° CLASSIFICATO Guido Fuà / vincitore di buono € 100 per corsi fotografia o didattica personalizzata dato come ricarica su tessera Camera Service Roma, offerto da Camera Service Roma Centro Canon
3° CLASSIFICATO Giuseppe Piscitelli / vincitore Libro fotografico offerto dalla Casa della Fotografia di Roma

 

RINGRAZIAMENTI DEL PRESIDENTE DELLA CASA DELLE FOTOGRAFIA DI ROMA

In qualità di Presidente della Casa della Fotografia di Roma, ideatore e organizzatore dei WEEEKNED FOTOGRAICI / UN MESE DI FOTOGRAFIA A ROMA e del RIPA ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD, sono felice di premiare i fotografi professionisti Muhammad Amdad Hossain (BANGLADESH), Konstantin Novakovic (SERBIA), Guido Fuà (ITALIA), Francesco Toiati (ITALIA), Giuseppe Piscitelli (ITALIA), Thomas Havlik (ITALIA), Luca Zonari Canè (ITALIA), Giorgio Nuzzo (ITALIA), i quali, con le loro fotografie hanno raccontato con stile, sapienza fotografica e proprietà di linguaggio l’idea di cambiamenti climatici e antropologici che affliggono il nostro Pianeta.

Ringrazio ancora il nostro sponsor CAMERASERVICE CENTRO CANON ROMA per i premi offerti e ringrazio Stefanio Snaidero per la fattiva collaborazione, umana e professionale.

Questo è il video realizzato da CAMERASERVICE CENTRO CANON ROMA  durante la premiazione: https://www.cameraservice.it/2020/10/15/vincitori-concorso-ripa-2020/

Gilberto Maltinti

CASA DELLA FOTOGRAFIA DI ROMA WEFO2020 WEEKEND FOTOGRAFICI / UN MESE DI FOTOGRAFIA A ROMA
RIPA - ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD
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