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MA CHE BEL MANTELLO… MARCONDIRONDIRONDELLO! LE MUCCHE DI ZAFFAGNINI

Ma che bel mantello… marcondirondirondello. Una filastrocca che i bambini hanno sempre cantato con gioia! A questa filastrocca si è ispirato il fotografo di Fusignano Giovanni Zaffagnini quando a fine anni 90 e fino al 2017 ha pensato di catalogare su pellicola il mantello delle mucche della sua Romagna.

Sì! Avete letto bene! In modo ossessivo/compulsivo ma con una grande senso di catalogazione artistica destinato a non finire mai – non esiste una mucca con il mantello uguale a un’altra – Zaffagnini per 20 anni scatta decine di fotografie centrando con il suo obbiettivo il manto delle mucche della sua terra. Niente a che vedere con le mucche di fine 800 di Fattori, però.

ZAFFAGNINI SCATTA DECINE DI FOTOGRAFIE E NE SELEZIONA 55

E così come i coniungi Becher per più di 40, dagli anni 50 agli anni 90, hanno fermato la luce su serbatoi idrici, cisterne, altiforni, gasometri, silos e impianti industriali in genere, Giovanni Zaffagnini ha concettualizzato un’idea di colore sfruttando un elemento fondamentale del nostro paesaggio italiano le mucche.

Il colore del mantello è importante in quanto rappresenta un fattore di difesa dagli eccessi delle radiazioni solari e della temperatura. Può inoltre, tramite metodi empirici, determinare lo stato di salute dell'animale. Le colorazioni che il mantello può assumere sono divisi in tre gruppi: semplici (mantello costituito da peli monocolore), composti (costituiti da peli di due o tre colori), pezzati (costituito da un colore di fondo su cui sono situate macchie di ampiezza variabile di colore diverso).

A NOI LE MUCCHE SEMBRANO TUTTE UGUALI MA, A BEN GUARDARE, IN REALTÀ NON LO SONO

Grazie a questo lavoro “documentaristico” vediamo dettagliatamente tutto ciò che da sempre abbiamo visto di sfuggita, dai finestrini dell’auto o dei treni, o magari in bicicletta, pedalando tra le campagne: centinaia mucche al pascolo che al nostro passaggio, distrattamente, alzano il muso continuando a ruminare.

La Biografia di Giovanni Zaffagnini

Dalle ricerche etnografiche concluse nel corso degli anni novanta, Giovanni Zaffagnini passa successivamente alla fotografia di paesaggio e dei vari aspetti della quotidianità, con particolare interesse alle relazioni fra l'immagine e altre forme di espressione, ai linguaggi e alla sperimentazione.

Nel 1986, su progetto di Gianni Celati, ha curato la mostra itinerante e del volume Traversate del deserto (Essegi Editore). Successivamente nel 2016, ha curato l'edizione di Abitare il deserto (Osservatorio Fotografico), sul tema della desertificazione ambientale/culturale.

Giovanni Zaffagnini ha esposto in molte mostre personali e collettive e editato decine di libri

, tra le quali L'insistenza dello sguardo. Fotografia italiana 1839-1989 (a cura di P.Costantini e I. Zannier, Venezia, Palazzo Fortuny, 1989), Segni di luce. Fotografìa italiana contemporanea (a cura di I. Zannier, Ravenna, Manica Lunga, 1994), La matière, l'ombre, la fiction (a cura di J.C. Lemagny, Paris, Galerie Colbert, Bibliothèque Nationale de France, 1994), Modena per la fotografia (Modena, Palazzina dei Giardini, 1997), 32 ltalian Photographers: A Tribute to Phyllis Lambert (Montreal, Canadian Center for Architecture, 1999), Pensées Sauvages (Sceaux, La Galerie du Petit Chateau, 2003), Herbolarium (Bari, Castello Svevo, 2004), Maneggiare con cura (Innichen, Kunstraum Mitterhofer, 2004), Architettura in Emilia-Romagna nel secondo Novecento (a cura di M. Lupano e P. Orlandi, Bologna, Galleria d'Arte Moderna, 2005). Un Po di particolari (Blue project, Vila Real de Santo Antonio, Portugal, 2007), Uno sguardo lento (Bologna, Museo Civico Archeologico, 2007). Tecla, (Bolzano, Galleria Foto-forum, 2008); 54° Biennale di Venezia, Pad.Italia (Reggio E., Chiostri di San Pietro, 2011); Sembianze (a cura di I.Zannier e R.Maggiori, Rep. di San Marino, Museo San Francesco, 2011); Desert Inn (a cura di C.Garzia, Bari, Castello Svevo, 2012); Deserto Km.0 (a cura di M.Isabel Fernandez, Forlì, Biblioteca A.Saffi, 2012); Fin dove può arrivare l'infinito? a Luigi e Paola Ghirri (a cura di D.De Lonti, Rubiera, Linea di confine, 2012); Italo Zannier La sfida della fotografia (a cura di Denis Curti e Italo Zannier, Pordenone, 2012); Collettiva (Bolzano, Galleria Foto-forum, 2012); Sip e BUS (a cura di P.Orlandi, Sarnano, Spazio Lavì!, 2012); Lucciole per Lanterne - Lanterne per Lucciole (Pistoia, Lo spazio di Via dell'Ospizio, 2014); Tutto è paesaggio (Bologna, Duepuntilab, 2014), Oltre i luoghi (Rimini, Museo della Città, 2017), Ricostruzioni - Album 6.5 una casa (a cura di Roberto Ferlenga e Nina Bassoli, Milano, Triennale, 2018). Giovanni Zaffagnini ha pubblicato inoltre: Terra, case, strade, acqua (Padova, Interbooks, 1992), Tecla (Fusignano, I figli del deserto, 1994), Carte riciclate (Milano, Charta, 2001), Herbarium (Milano, Silvana editoriale, 2003), Io vidi. Il paesaggio nella poesia di Dino Campana (Ravenna, Longo Ed. 2003), Ville dei sogni (Ravenna, Danilo Montanari Ed. 2006), Gli alberi morti (Ravenna, Danilo Montanari Ed. 2010), A cielo aperto. Nel paesaggio rurale della Bassa Romagna (Castel Maggiore, Editrice Quinlan, 2011), Schegge (Ravenna, Danilo Montanari Editore, 2016), Bunker (Ravenna, Capit, 2017), Tipologie (Ancona, Pequod Edizioni, 2019). Le sue fotografie sono presenti nei cataloghi delle mostre citate e in Fotologia (Firenze, Alinari, 1995), La scuola emiliana di fotografìa (Tavagnacco, Art&, 1997), Amen fotografia 1839-2000, Immagini e libri dall'archivio di Italo Zannier (a cura di P. Morello, Milano, Skira, 2000), Quale e quanta. Architettura in Emilia-Romagna nel secondo Novecento (a cura di M. Casciato e P. Orlandi, Bologna, Clueb, 2005), Indagini sul Po, (a cura di P.Orlandi e M.Tozzi Fontana, Bologna, Clueb, 2008), Ritornando sull'Appennino (a cura di P.Orlandi e A.Zanelli, Bologna, Ed. Compositori, 2010), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea (a cura di Roberta Valtorta, Torino, Einaudi, 2013), ACCADUEO (a cura di Piero Orlandi e Carlo Tovoli, Ravenna, Danilo Montanari Editore, 2018), 6.5 una casa (a cura di Piero Orlandi, Ravenna, Danilo Montanari Editore, 2018); fanno parte inoltre di collezioni pubbliche e private: Bibliothèque Nationale de France, Paris, Canadian Centre for Architecture, Montreal, Galleria Civica, Modena, Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, Bologna, Archivio Italo Zannier, Venezia

Questo non è soltanto un lavoro di mera documentazione fotografica...

Registrare, studiare, catalogare un suono, un verso, un colore significa costruire le fondamenta della memoria collettiva. È quello che ha fatto come un etnofotografo Giovanni Zaffagnini e di questo lo ringraziamo. Nel suo sito troviamo Ma che bel mantello (2017) da "Tipologie", sequenze suddivise per caratteristiche formali (55 fotografie)
http://www.giovannizaffagnini.it/scheda.php?lavoro=mantello&lang=it