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PARLIAMO DI UN LIBRO. L'AFFAIRE CAPA. PROCESSO A UN'ICONA, JOHAN & LEVI

 

Vincent Lavoie è uno storico dell’arte canadese, che ad agosto 2019 ha scritto questo testo fondamentale per capire cosa si nasconde dietro una delle immagini più iconiche della storia della fotografia. Quella del miliziano lealista colpito a morte, scattata nel 1937 da Robert Capa in Spagna durante la Guerra Civile

È la più famosa delle fotografie di guerra, ma anche l’immagine che ha fatto più discutere per la sua autenticità e per il suo significato. “Morte di un miliziano lealista” è lo scatto più conosciuto di Robert Capa, quello che lo ha consacrato come il padre del fotogiornalismo, e più precisamente, della fotografia di guerra.

 

La foto di Capa 1938 ha fatto il giro del mondo icona contro la guerra

 

L’immagine fu scattata durante la guerra civile spagnola degli anni ’30. Siamo a ridosso dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e nel luglio del 1936 in Spagna i miliziani combattevano contro il fascismo di Franco. IN quegli anni la Spagna è dilaniata dalla guerra civile. A luglio un servizio della rivista Life traccia il funesto bilancio delle vite falciate in un anno di scontri e riproduce una fotografia destinata a fare il giro del mondo diventando un'icona dell'eroismo repubblicano: il Miliziano colpito a morte di Robert Capa.

sotto gli occhi di tutti la morte in diretta di un combattente raggiunto in pieno volto da un proiettile nemico. Ma è davvero così? All'apice di un conflitto tanto radicalizzato sul piano ideologico, lo sguardo dei corrispondenti di guerra è necessariamente di parte. Dagli anni Settanta tra i commentatori di quest'immagine s'insinua un sospetto e cominciano a emergere molti dubbi sulla sua veridicità. Si arriva addirittura a sostenere che sia il risultato di una vera e propria messinscena.

 

Foto scattata dal vero? O la scena è stata costruita da Robert Capa?

 

L'opera che ha dato origine al mito del fotoreporter di guerra con la Leica al collo mentre si getta nella mischia sarebbe allora un falso? Si scatena così un vero e proprio "affaire Capa", un processo a puntate al fotogiornalismo che vede accusatori e difensori coinvolti in un'accesa disputa sul luogo della tragedia, sull'identità del miliziano ucciso e sulla sequenza degli scatti realizzati. Il baricentro di tutte le argomentazioni avanzate dalle parti in causa è sempre l'autenticità, sacro requisito del fotogiornalismo. Vincent Lavoie ricompone un mosaico di testimonianze dirette, ricerche documentali e perizie criminalistiche, ma anche di incongruenze, negativi falsificati e depistaggi. Un'indagine sulla verità in fotografia che ripercorre le tappe di una controversia senza precedenti e che, in tempi di fake news e di reiterata manipolazione delle immagini, si rivela di una folgorante attualità.

 

Non sono le foto ad essere iconiche, di per sé. Lo diventano per noi.

 

Lo diventano nel momento esatto in cui abbiamo bisogno, spesso in modo volutamente superficiale, di creare per noi un eroe, di riassumere un evento, un momento storico che possa così diventare fermo, immobile, indelebile. Le foto icona così ci confortano, ci semplificano la lettura e la conoscenza e la memorizzazione di fatti storici, spesso così eterogenei e frammentari nelle loro mille sfaccettature.

Qualche esempio oltre a quello già ampiamente descritto della foto di Capa? Quella Conosciuta in Italia con il nome di “Bambino con avvoltoio” (“Stricken child crawling towards a food camp”), la fotografia di Kevin Carter vinse il premio Pulitzer della fotografia nel 1994. Scattata nel marzo del 1993 in Sudan, dove il giornalista sudafricano si era recato con una organizzazione umanitaria dell’Onu, divenne subito celebre, anche grazie alla pubblicazione sul New York Time il 23 marzo 1993. Questa immagine ha riassunto per anni l’ideaQualche esempio oltre a quello già ampiamente descritto della foto di Capa? Quella Conosciuta in Italia con il nome di “Bambino con avvoltoio” (“Stricken child crawling towards a food camp”), la fotografia di Kevin Carter vinse il premio Pulitzer della fotografia nel 1994. Scattata nel marzo del 1993 in Sudan, dove il giornalista sudafricano si era recato con una organizzazione umanitaria dell’Onu, divenne subito celebre, anche grazie alla pubblicazione sul New York Time il 23 marzo 1993. Questa immagine ha riassunto per anni l’idea della fame nel mondo e dei nostri sensi di colpa nel non aver fatto mai abbastanza per sconfiggerla. Oppure quella scattata durante la guerra combattuta dal 1955 al 1975 in Vietnam. Kim Phúc aveva solamente nove anni quando l’8 giugno 1972 fu fotografata mentre scappava nuda e in lacrime dopo un attacco al napalm che colpì Trang Bang, un villaggio vicino Saigon. La fotografia fu scattata dal fotografo di Associated Press Nick Ut, che l’anno successivo vinse per questa immagine il premio Pulitzer per la fotografia. Basta questa foto per dimostrare la follia di tutte le guerre contemporanee. della fame nel mondo e dei nostri sensi di colpa nel non aver fatto mai abbastanza per sconfiggerla. Oppure quella scattata durante la guerra combattuta dal 1955 al 1975 in Vietnam. Kim Phúc aveva solamente nove anni quando l’8 giugno 1972 fu fotografata mentre scappava nuda e in lacrime dopo un attacco al napalm che colpì Trang Bang, un villaggio vicino Saigon. La fotografia fu scattata dal fotografo di Associated Press Nick Ut, che l’anno successivo vinse per questa immagine il premio Pulitzer per la fotografia. Basta questa foto per dimostrare la follia di tutte le guerre contemporanee.

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Assolutamente da leggere L'Affaire Capa. Processo a un'icona.

È questa dunque L'opera che ha dato origine al mito del fotoreporter di guerra con la Leica al collo mentre si getta nella mischia sarebbe allora un falso? Si scatena così un vero e proprio "affaire Capa", un processo a puntate al fotogiornalismo che vede accusatori e difensori coinvolti in un'accesa disputa sul luogo della tragedia, sull'identità del miliziano ucciso e sulla sequenza degli scatti realizzati. Il baricentro di tutte le argomentazioni avanzate dalle parti in causa è sempre l'autenticità, sacro requisito del fotogiornalismo. Vincent Lavoie ricompone un mosaico di testimonianze dirette, ricerche documentali e perizie criminalistiche, ma anche di incongruenze, negativi falsificati e depistaggi. Un'indagine sulla verità in fotografia che ripercorre le tappe di una controversia senza precedenti e che, in tempi di fake news e di reiterata manipolazione delle immagini, si rivela di una folgorante attualità.