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STRAPPI. TUTTO È NATO DA UN LIBRO DI FOTOGRAFIA

La fotografia entra nei due Laboratori d’Arte di Tor Bella Monaca e Trinità dei Pellegrini della Comunità di Sant’Egidio

“Ciao sono Gilberto, un fotografo. “Ciao io sono Anna Maria! Ciao, io sono Beatrice! Ciao io mi chiamo Antonio! “Ciao ragazze e ragazzi! Da oggi se vi va l’idea, iniziamo un laboratorio nuovo. Ci occuperemo di fotografia, vi va? Sìììììììì. Fico, cominciamo!”

Poco più di un minuto per entrare dentro una nuova casa, conoscere nuovi amici, guardarsi negli occhi, abbracciarsi, stringersi le mani, baciarsi ed iniziare.

Senza sovrastrutture, senza pietismi inutili, grazie alla disponibilità dei responsabili dei due Laboratori d'arte degli Amici con disabilità, quello di Trastevere, e del Laboratorio Museo di Arte di Tor Bella Monaca, ho cominciato questa nuova esperienza di vita: condividere la fotografia con chi ha una disabilità o un disagio mentale, vivendo in alcuni casi in un’area connotata da un forte disagio sociale.

I dubbi dell’inizio sono svaniti in un attimo: cosa gli faccio fare? Gli spiego subito come funziona una macchina fotografica oppure? La risposta è stata oppure! Ho lasciato le macchine fotografiche a studio (le riprenderemo più avanti, con la bella stagione) e  ho iniziato alla vecchia maniera, portando un libro fotografico degli anni ’70 che stava a casa da sempre, in fondo all’ultimo scaffale. Quei regali aziendali di Natale che mio padre riceveva quando lavorava. Centinaia di foto in bianco e nero della città vista dal Tevere. Vecchi fiumaroli che pescano, gente che passeggia lungo gli argini, barcaioli e vogatori dei circoli sportivi, operai al lavoro. Una città col suo fiume che non ci sono più. Mi sono detto cominciamo da qui. Apro il libro sul tavolo. Ragazze e ragazzi si stringono intorno, vanno e vengono incuriositi, mentre altri operatori lavorano ai laboratori di pittura. “Vi piace questa foto? Guardate, un operaio sta dragando il fiume … “A me piace questa!” Andrea prende il libro, guarda bene una foto e strappa la pagina. Un brivido corre lungo la mia schiena. Due secondi di panico. Poi mi dico, ha ragione lui: le foto non vanno guardate/studiate/ammirate soltanto sfogliando con delicatezza un libro. Meglio averle in mano una per una ed entrarci dentro. Così ho ripreso il libro e ho staccato tutti i fogli, sparpagliando centinaia di immagini medio formato sul tavolo di lavoro. “Bene! Cominciamo a scegliere quelle ci piacciono e a raccontare la nostra Roma, il nostro Tevere oggi. Secondo il nostro punto di vista”!

Abbiamo cominciato così grazie anche alla preziosa collaborazione di Ermanno Campita e Paolo Franzò – amici e soci della Casa della Fotografia di Roma – questa nuova avventura: il giovedì al Laboratorio di Trinità dei Pellegrini, il venerdì al Laboratorio Museo di Arte Sperimentale di Tor Bella Monaca. Insieme agli amici disabili raccontiamo storie della nostra città: mani che gioiose toccano le foto, le guardano, le appendono alle pareti per allestire mostre temporanee, orgogliosi di scrivere didascalie nuove sotto foto di quaranta anni fa. Poi toccherà a loro prendere in mano la macchina fotografica per raccontare le loro storie e partecipare poi alla grande Festa della Fotografia che stiamo organizzando a Roma, a settembre/ottobre: WEFO2020 / un Mese di Fotografia a Roma. Perché il viaggio nel mondo della fotografia può e deve iniziare costruendo una nuova cultura del rispetto della diversità, del dialogo e dell’incontro. Meglio se con uno strappo.