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LUNE DI PLASTICA - MATTIA MORELLI

LUNE DI PLASTICA - MATTIA MORELLI

Da sempre la mia ricerca fotografica verte inevitabilmente sul rapporto uomo-paesaggio ed ogni lavoro cerca di far affidamento su due elementi principali: studi empirici da una parte e capacità immaginifica dall’altra. Ogni territorio in cui l’uomo agisce inevitabilmente diventa artificiale. Terre spoglie vengono viste come territori di conquista su cui poter affermare principalmente la propria potenza economica e politica (riqualificazione periferie, edilizia pubblica ed edilizia privata, campagne elettorali abusive sono solo alcuni degli esempi possibili). Guardare il paesaggio sotto forma di particolare o di veduta significa sentirsi parte ed in stretto contatto con un più grande insieme di simboli. Quanto la natura fa da protagonista o da comparsa nell’ambiente urbano? Siepi, parchi, giardini, fioriere, vasi, aiuole, viali alberati, arredi e addobbi floreali vari in che proporzioni sono presenti nelle nostre città? In che rapporto sono uomo e natura? Il potere della natura è stato consegnato all’uomo, oppure è stato assoggettato dall’uomo? Si assiste ad insediamenti umani sempre più asfittici ed asfissianti; l’horror vacui viene colmato a favore del grigio cemento. L’uomo è ancora capace di rapportarsi con un paesaggio primordiale e selvaggio? Grazie alla tecnologia ed agli studi sempre più approfonditi si controlla e si domina la natura, fregandosene delle leggi della terra, i cui spazi, modi e tempi in realtà sono ben distanti dalle leggi umane: ma soprattutto indifferenti. Quali sono oggi i limiti/confini? Siamo portati sempre più ad un’inesorabile occupazione ed invadenza antropologica del suolo (e non solo). C’è una progressiva assuefazione. Le bruttezze (impossibile non pensare anche alle “grandi incompiute”) rischiano di divenire piacevoli. Per evitare ciò bisogna cooperare e coinvolgere varie figure: fotografi, architetti, urbanisti, antropologi, sociologi, geologi, storici, geografi devono lavorare l’uno affianco all’altro per il medesimo scopo avendo come filosofia d’azione un impegno civile ed una coscienza comune che salvaguardino il territorio ed il prossimo. Il ruolo del fotografo, all’interno della rivoluzione digitale che rende tutto più automatico ed intuitivo e per questo accessibile e realizzabile, è così fondamentale per quanto riguarda la corrispondenza tra l’immagine scattata e la testimonianza che essa apporta nella memoria collettiva, aprendo così un dibattito, ampio ed ostico, circa la credibilità fotografica del prodotto, senza mai dimenticare però che esistono molte versioni di una stessa situazione. Le fotografie restituiscono verità valide solo per una minima parte di quello che appaiono; il fotografo fornisce solamente la propria interpretazione. Talvolta c’è la necessità di riproporre l’imitazione di mondi immaginari, ottenendo una nuova realtà, così da lasciare il fruitore nel mondo della possibilità e dell’incertezza. Ogni volta l’elaborato finale, oltre la vista, dovrebbe coinvolgere tutt’e cinque sensi, innescare una rete fittissima di collegamenti ed emozioni, epifanie talvolta non comprensibili in modo chiaro e netto. Lo scopo è inquietare e turbare, ma al contempo rasserenare e rassicurare attraverso la fascinazione e l’attrazione in chi guarda. Il singolo deve riuscire a sentirsi parte integrante del tutto, il microcosmo quotidiano viene proiettato in un macrocosmo atemporale: piccole rivelazioni portano a grandi conquiste.

Mattia Morelli (1985) pugliese d’origine fin da piccolo si sposta tra Lecce, Roma, Torino e Bologna. Dopo gli studi classici, ottiene il diploma di laurea dapprima in Pittura e successivamente in Fotografia all’Accademia di Belle Arti. Espone in varie manifestazioni artistiche in Italia (Bologna, Milano, Napoli, Roma, Spoleto, Torino) e all’estero (Amsterdam, Arles, Copenaghen, Grenoble, Miami, Parigi). Collabora negli anni con il fotografo Nino Migliori, lo scultore Maurizio Mochetti e il critico d’arte Mario Dal Bello. Sue fotografie sono presenti su Artribune, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e L’Espresso. Attualmente vive e lavora a Roma.