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SGUARDI - MASSIMO TENNENINI

SGUARDI - MASSIMO TENNENINI

Il viso è un panorama da osservare con attenzione ed empatia ed i volti qui rappresentati sono espressione delle tante Americhe indigene che ho attraversato negli anni. Scavando tra le pieghe della realtà e nei volti delle persone ho cercato di rappresentare ciò che possiamo non vedere immediatamente, ciò che, il più delle volte sfugge ad uno sguardo frettoloso. Molto spesso si è creata una reciproca complicità tra me ed i soggetti fotografati, che non sono mai in posa ma consapevoli che li sto fotografando.  I volti sono il prodotto di una società, della sua cultura e della sua storia. Il loro sguardo, a volte quasi interrogativo mentre mi fissano nell’attimo dello scatto, emana, come sostiene giustamente Walter Benjamin, “per l’ultima volta l’aura. È questo che ne costituisce la malinconica e incomparabile bellezza”.

 

Massimo Tennenini, fotografo, antropologo e filmaker, si occupa da molti anni dei popoli nativi dell'America Latina ed in particolare delle popolazioni Maya del Guatemala e del Sud-Est messicano. Ha collaborato per un anno con la cattedra di Antropologia Economica nel 1994 e successivamente, per quasi 10 anni, con la cattedra di Antropologia Culturale presso la facoltà di “Scienze della comunicazione” dell'Università La Sapienza di Roma. Membro della redazione della rivista “Avatar”- "Dislocazioni tra antropologia e comunicazione"- edita da Meltemi Editore. Dal luglio 2007 al giugno 2009 ha diretto l’Istituto Montecelio - Agenzia Regionale per la Comunicazione. Aiuto regista ed autore dei testi in una serie di inchieste televisive per la RAI intitolate: Dossier Ragazzi; per il Ministero dell’Ambiente, la CGIL e alcune ONG italiane. Ha realizzato numerose mostre fotografiche e diversi audiovisivi tra i quali “ Una lunga storia ”(1991), “ Il Chocò: una regione da depredare ” (1992), “ La fine del silenzio ” (1994), “ Gli uomini senza volto ” (1996). Dal 2005 al 2010 con l’Associazione Sesto Sole e le organizzazioni indigene del Chiapas ha lavorato, come responsabile dei progetti, alla realizzazione di otto “case di salute” (piccoli ambulatori di primo intervento) ed attrezzato un piccola clinica nella Selva Lacandona, tra le popolazioni maya che vivono nel Sud-Est messicano, al confine con il Guatemala.