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THERE IS LIFE ON EARTH - GIOVANNI CAPPIELLO

THERE IS LIFE ON EARTH - GIOVANNI CAPPIELLO

Il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me

in un terrore da ubriaco

E. Montale

Mostrare l’effetto nascondendo la causa. È una delle regole auree delle composizione fotografica, un artificio di retorica visiva che si ritrova in ogni manuale e che viene ripetuto in ogni corso di avviamento alla tecnica dell’inquadratura. La mia ricerca fotografia declina al limite questa sorta di metonimia ottica; dedicate all’architettura e agli spazi antropizzati le mie immagini ne escludono accuratamente la causa: l’uomo. L’assenza della figura umana, ricercata attraverso pianificazioni e pazienti attese elimina un elemento transitorio e crea nella visione una dilatazione temporale che regala alla fotografia l’illusione di sfuggire alla condanna dell’hic et nunc. Non solo: credo che osservare l’inquadratura nell’attesa dell’istante in cui essa sia priva di una qualsiasi traccia di movimento sia un modo per entrare in comunicazione con il luogo che sto riprendendo, di entrare in sintonia con le sue istanze. In questa griglia estetica si innesta un’altra passione che la fotografia mi permette di seguire a modo mio: quella per la natura morta, intesa come tentativo di costruire il paradosso di un’immagine che ritrae la realtà quando non c’è nessuno ad osservarla. È, credo, il tentativo di esorcizzare nell’alambicco dell’arte la paura ancestrale della perdita di controllo indotta nell’uomo dalla vorticosa complessità e varietà del mondo. Viste in quest’ottica le mie fotografie sono come delle enormi nature morte prelevate dalla realtà stessa, e rese con uno stile che cerca di farsi il più possibile trasparente, nel tentativo utopistico di creare un’immagine che dia a chi la osserva la sensazione essere da solo a guardare il mondo da una sorta di  “buco della serratura”.

In fin dei conti i miei progetti fotografici sono espressioni diverse di questo unico approccio. Dedicato ai viadotti di Roma, There is Life on Earth si misura con la sensazione di pericoloso piacere che si prova ad osservare qualcosa la cui potenza o vastità potrebbe distruggere chi guarda. In passato per questa sensazione e la qualità che la produce esisteva un termine: "sublime". Disincrostata dalle sedimentazioni del luogo comune è questa la parola che alcuni luoghi tra i più aggressivi ed opprimenti della megalopoli moderna pronunciano nella luce deserta di un tramonto o di un mattino, mentre le loro geometrie assurde e affascinanti riposano nella tregua del traffico e del caos del giorno che è stato o che verrà. g.c.

© 2018-2019 Giovanni Cappiello, Roma

Giovanni Cappiello
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